Negli anni trascorsi in Piemonte, praticamente tutta la mia infanzia fino ai miei 28 anni, ho avuto modo di apprezzare moltissimo la cucina locale, fatta di bolliti, brasati, plin col sugo di arrosto, bagnèt verd, fritto misto, bunet, ecc. Il Piemonte è territorio di grande tradizione, di materie prime eccellenti e di sapori intensi.

La zona delle Langhe, soprattutto, si distingue per la sua varietà enogastronomica. Grande centro di viticoltura e vinificazione, con la produzione di numerosi vini pregiati DOC e DOCG, quali Barolo, Nebbiolo, Barbaresco, Dolcetto, Barbera e numerosi altri.

Non possono non essere citati prodotti come il tartufo bianco d’Alba e la nocciola tonda delle Langhe.
Numerosi anche i formaggi DOP come le Robiole.

Tutto ciò, unitamente alla bellezza delle colline, dei borghi e dei panorami, ha favorito negli anni lo sviluppo del turismo enogastronomico. Ho amici da quelle parti, e quando mi ci reco, anche se raramente, mi si appagano i sensi.

Io mi sento anche un po’ piemontese ovviamente, e quando mi sono trasferita nelle valli orobiche, oltre ai ricettari, mi sono portata appresso anche i fojot, tipici cocci di terracotta utilizzati per la bagna caoda, che un tempo si trovavano solo in quelle zone, ora sono reperibili anche on-line. Ne ho una buona scorta, perché quando si fa la bagna caoda la si fa per molte persone, la bagna caoda è un cibo di convivialità.

Mi piace organizzare cene a tema per i miei amici, proponendo loro cibo piemontese, perché lo scambio culturale avviene dapprima attraverso il cibo.

La pandemia del 2020 ha bloccato purtroppo questo piacere di ritrovarsi tutti insieme attorno ad una tavola imbandita, ma appena il covid-19 ci darà tregua e saremo liberi da questo incubo, organizzerò serate in continuazione, sia per la gioia di rivedere amici e parenti, sia per il piacere di cucinare.

La ricetta degli agnolotti al plin