Le api sono dei formidabili insetti, che possiamo definire “amici dell’uomo”, ma che purtroppo negli ultimi anni stanno rischiando l’estinzione a causa dell’uso indiscriminato di fitofarmaci, del cambiamento climatico, e per l’attacco di un acaro parassita, la “varroa”, che distrugge gli alveari.
Le api accumulano il miele prodotto nei favi contenuti nei melari.
Una volta tolti dalla loro posizione sopra l’arnia, i melari vengono portati in laboratorio.
I favi dei melari sono generalmente opercolati, per questo vengono posti nello smielatore che, grazie alla forza centrifuga, fa fuoriuscire il miele.
Il miele viene versato nei maturatori passando attraverso i filtri che separano la parte buona dai residui di cera.
Nel maturatore il miele decanta e solo una volta decantato il miele può essere posto in vasetti.
La cristallizzazione è un processo naturale e dipende dalla quantità di zuccheri, soprattutto il glucosio, contenuta nel miele. Il tempo di cristallizzazione è più o meno rapido e varia in base al rapporto fruttosio/glucosio, alla temperatura di conservazione e all’umidità. Può avvenire nell’arco di poche settimane (miele di tarassaco e colza) o anche di qualche anno (miele di acacia e di castagno).
La pastorizzazione, utilizzata per mantenere il miele allo stato liquido, sottrae al miele molti principi nutritivi.
Grazie alle qualità di antibatterico naturale, il miele è un alimento che naturalmente ha una lunga conservazione. Tuttavia, sono possibili alcune alterazioni dovute principalmente a umidità, luce o calore.
Nonostante queste variabili il miele, se conservato in ambiente sigillato, può durare praticamente per millenni.
I principali componenti del miele sono: glucosio, fruttosio, acqua, sali minerali e oligoelementi, quali rame, ferro, iodio, manganese, silicio, cromo, vitamine A, E, K, C, complesso B, e sostanze battericide ed antibiotiche.
Lo zucchero raffinato, rispetto al miele, contiene invece saccarosio, che è un disaccaride composto da glucosio e fruttosio, ed è privo di vitamine ed oligoelementi.
Il miele era già apprezzato nell’antico Egitto più di 4000 anni fa e anche dai Greci che lo chiamavano “cibo degli dei”.
Nei secoli fu purtroppo un po’ soppiantato dallo zucchero e da altri dolcificanti e solo recentemente è stato rivalutato.
Esistono numerosissime varietà di miele, eccone alcune:
Millefiori:
è la somma di tanti mieli, nato dalle innumerevoli combinazioni delle fioriture da cui le api attingono il nettare.
Castagno:
ha un colore scuro, profumo aromatico, noto per le sue proprietà anti-infiammatorie e anti-batteriche, è una fonte di proteine, vitamine B e C e di sali minerali.
Ciliegio:
ha consistenza piuttosto liquida, colore giallo paglierino, sapore estremamente gradevole, ottimo disintossicante grazie alle sue proprietà diuretiche.
Miele di rododendro:
è detto “la perla dell’alveare”, dal colore beige chiaro quasi bianco, profumo delicato e fresco, grazie al suo gusto leggero è ottimo da abbinare a formaggi stagionati, ma si presta a svariati utilizzi ove si richieda una delicatezza estrema.
Tiglio:
colore chiaro, ha proprietà anti-infiammatoria, anti-batterica, anti-ossidante e antipiretica. Aiuta a depurare l’organismo e la digestione.
Acacia:
colore chiaro, sapore delicato, è un ottimo antibiotico, energizzante naturale e ricostituente.
Curiosità
In una tomba egizia fu rinvenuto un barattolo di miele vecchio di 3.300 anni ancora in buono stato di conservazione.
In Italia esiste, unico al mondo, l’Albo Nazionale degli Esperti in Analisi Sensoriale del Miele. L’Albo è stato istituito nel 2008 ed ha sede a Bologna, e conta circa 300 iscritti.
L’OMS e la FDA raccomandano di non somministrare miele ai bambini prima di un anno d’età, in quanto l’intestino del lattante non è ancora maturo e in grado di bloccare le spore tossiche che possono essere, anche se raramente, causa del botulismo.


























































