Il fine settimana scorso ho ritrovato alcuni dei vecchi compagni di scuola che non vedevo da tempo.
Abbiamo organizzato una bella cena a casa di un compagno, Mecu, un fanatico della squadra di calcio del Torino, ma anche buon appassionato di cucina.
Dopo settimane e settimane spese ad organizzare questo ritrovo e dopo le defezioni all’ultimo minuto da parte dei soliti, ci siamo incontrati in quattro nella sua casa di montagna nelle Valli di Lanzo.
Ad accoglierci Mecu, grembiule da oste, la sua solita simpatia e la sua gatta Lanini, che inizialmente ci guardava con sospetto, forse ingelosita da queste donne che varcavano la soglia del suo regno.
Il padrone di casa ha saputo creare un’atmosfera accogliente e calda col caminetto acceso, la tavola apparecchiata in modo semplice e senza tanti fronzoli.
Il menu era cosa annunciata, poiché ci era già stato anticipato via mail, ma mai ci saremmo aspettate tanta abbondanza, bontà del cibo e abilità di impiattamento da parte di un uomo all’apparenza un po’ “rude”, più avvezzo a discutere di politica, rigori e calci d’angolo che di ricette di cucina.
Ebbene, Mecu si è rivelato un vero chef e gli abbiamo fatto un sacco di complimenti, assolutamente meritati.
Per cominciare, un piatto colmo di antipasti: affettati di selvaggina, salame di cinghiale, prosciutto di capriolo, mocetta di cervo, accompagnati da burro salato con erba cipollina.
Frittata di finferli e porcini impanati, di questi ultimi ho evitato di afferrare tutto il piatto di portata, solo per puro contegno, erano fragranti, saporiti e asciutti.
Come primi: strozzapreti al ragù di cinghiale e risotto ai funghi porcini. Anche su quest’ultimo vorrei spendere una parola, poiché io sono una grande appassionata di risotti, ma solo pochi soddisfano totalmente il mio palato. Ebbene, questo era eccezionale, punto di cottura perfetto, cosa non scontata, sapore e profumo di funghi fusi insieme al punto tale da inebriare i sensi.
Per secondo straccetti di capriolo con riso al succo di barbabietola, arrosto di carré di cinghialetto da latte al whiskey con salsa di castagne e porcini in umido.
Arrivata ai secondi non sono riuscita a proseguire, perché ero davvero sazia, anche se l’acquolina mi ha fatto chiedere a Mecu degli scatolini da utilizzare per riporre il cibo per il giorno dopo.
Infatti, anche riscaldato era spettacolare, forse anche più del giorno precedente, perché i sapori si erano maggiormente amalgamati.
Tutti i prodotti presentati in tavola erano a Km 0, considerato che la selvaggina era stata cacciata da Mecu stesso e i funghi da lui raccolti.
Abbiamo trascorso una bella serata, chiacchierato del più e del meno e ricordato i tempi della nostra infanzia.
Ci siamo accomiatati oltre l’una di notte, dopo aver salutato anche il vispo Teo, socio fondamentale di Mecu.
Un grazie ai miei compagni di classe, soprattutto a Mecu per averci ospitato e aver lavorato tanto per noi.


























































